Epistemologia del RISOTTO
Il riso non è risotto, così come il grano non è pane e gli spaghetti non sono pastasciutta. Ovvietà. Ma non tutto ciò che è ovvio è scontato e immediatamente percepibile.
Il riso, in varietà e qualità ai vertici mondiali, in Piemonte è il Vercellese, il Novarese, le Baragge Biellesi, il Casalese Alessandrino, dove si concentra il novanta per cento della produzione risicola italiana che è al primo posto in Europa. Ma il riso, che nasce nell'acqua, trasformato in risotto dall'arte combinatoria culinaria, secondo antica tradizione e consuetudine, muore nel vino con il quale emette il proprio canto del cigno.
La magia, la chimica straordinaria che trasforma un cereale in un mangiare da re, è tutta nell'incontro, nell'amalgama, nella mirabile fusione con gli ingredienti, i prodotti, le eccellenze gastronomiche ed enologiche dell'Alto Piemonte che rendono questo territorio unico al mondo per la realizzazione e la degustazione di un "piatto" che tutti ci invidiano, e che solo qui, con la sapienza e la cultura antica di produttori e cuochi del territorio, tocca vertici inarrivabili.
Il risotto dell'Alto Piemonte diventa dunque un progetto che muove lungo più direttrici, ispirato ai principi di Terra, Territorio e Tradizioni, e che si prefigge lo scopo di valorizzare e diffondere patrimoni enogastronomici territoriali che possono diventare uno dei volani di una ripresa che non può essere soltanto fondata sulle attività manifatturiere.
Il risotto e tutto ciò che concorre alla sua realizzazione sono esportabili ma non riproducibili. Nei Paesi dell'Est sono state delocalizzate le aziende, in Oriente clonate fabbriche e produzioni che hanno impoverito le comunità dell'Alto Piemonte.
Qualcuno provi però ad impiantare altrove una risaia di Arborio, a produrre al di fuori dei pascoli alti piemontesi il Bettelmatt o la Toma del Maccagno, a creare il Gorgonzola novarese o la Paletta biellese, a ricavare dai nebbioli i grandi vini che fanno del Piemonte la Borgogna d'Italia.
Queste straordinarie risorse, non riproducibili, immerse in contesti ambientali intatti e culturalmente ricchissimi, opportunamente valorizzate e promosse, rappresentano gli elementi fondanti di una sfida a fare dell'Alto Piemonte uno dei luoghi dell'eccellenza enogastronomica, turistica e culturale non soltanto italiana.
Tutto ciò, e molto altro ancora, partendo da un piatto di risotto.
Il riso, in varietà e qualità ai vertici mondiali, in Piemonte è il Vercellese, il Novarese, le Baragge Biellesi, il Casalese Alessandrino, dove si concentra il novanta per cento della produzione risicola italiana che è al primo posto in Europa. Ma il riso, che nasce nell'acqua, trasformato in risotto dall'arte combinatoria culinaria, secondo antica tradizione e consuetudine, muore nel vino con il quale emette il proprio canto del cigno.
La magia, la chimica straordinaria che trasforma un cereale in un mangiare da re, è tutta nell'incontro, nell'amalgama, nella mirabile fusione con gli ingredienti, i prodotti, le eccellenze gastronomiche ed enologiche dell'Alto Piemonte che rendono questo territorio unico al mondo per la realizzazione e la degustazione di un "piatto" che tutti ci invidiano, e che solo qui, con la sapienza e la cultura antica di produttori e cuochi del territorio, tocca vertici inarrivabili.
Il risotto dell'Alto Piemonte diventa dunque un progetto che muove lungo più direttrici, ispirato ai principi di Terra, Territorio e Tradizioni, e che si prefigge lo scopo di valorizzare e diffondere patrimoni enogastronomici territoriali che possono diventare uno dei volani di una ripresa che non può essere soltanto fondata sulle attività manifatturiere.
Il risotto e tutto ciò che concorre alla sua realizzazione sono esportabili ma non riproducibili. Nei Paesi dell'Est sono state delocalizzate le aziende, in Oriente clonate fabbriche e produzioni che hanno impoverito le comunità dell'Alto Piemonte.
Qualcuno provi però ad impiantare altrove una risaia di Arborio, a produrre al di fuori dei pascoli alti piemontesi il Bettelmatt o la Toma del Maccagno, a creare il Gorgonzola novarese o la Paletta biellese, a ricavare dai nebbioli i grandi vini che fanno del Piemonte la Borgogna d'Italia.
Queste straordinarie risorse, non riproducibili, immerse in contesti ambientali intatti e culturalmente ricchissimi, opportunamente valorizzate e promosse, rappresentano gli elementi fondanti di una sfida a fare dell'Alto Piemonte uno dei luoghi dell'eccellenza enogastronomica, turistica e culturale non soltanto italiana.
Tutto ciò, e molto altro ancora, partendo da un piatto di risotto.
Risitalia, il mare a quadretti d'Italia
L'Italia con 200.000 ettari di risaie è il maggior produttore di riso d'Europa, seguito da Spagna (114.700 ettari), Portogallo (23.000 ettari), Grecia (20.000 ettari), Francia (18.700 ettari).
Il novanta per cento della produzione risicola italiana è concentrato nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Pavia. L'economia del riso rappresenta una delle principali ricchezze per un'area ad alta concentrazione e diversificazione economico-produttiva, area destinata ad un accorpamento istituzionale e amministrativo con la creazione della "provincia del Quadrante" formata da Biella, Vercelli, Novara e Verbania. Allo stato nascente è dunque la prima provincia risicola d'Europa, e una delle prime al mondo. Il comparto si avvale di ingenti finanziamenti europei, e di una particolare attenzione da parte dell'Europa.
EXPOBINOVE, con l'unico polo fieristico-espositivo attivo nel Quadrante, quello di Biella Fiere, inizia con RISITALIA l'esplorazione e la rappresentazione, attraverso una serie di expo, dell'economia del riso in tutte le sue articolazioni. Una grande operazione di marketing territoriale rivolta all'Italia e all'Europa per promuovere e rafforzare, presso gli operatori e il grande pubblico, una leadership settoriale poco conosciuta o sottovalutata.
Dal 28 aprile al 1° maggio 2012 si è svolta l'edizione pilota di
RISO E.... FESTIVAL NAZIONALE DEL RISOTTO ITALIANO
Nei quattro giorni della manifestazione una brigata di cucina coordinata da quattro Maestri Risottieri ha realizzato ogni ora una preparazione a base di riso (ne erano previste 40 spalmate nei 4 giorni) da offrire in consumazione, la prima gratuita, al pubblico dei visitatori.
Le ricette sono state realizzate con le principali varietà di riso coltivato nel Quadrante, e con i prodotti provenienti in prevalenza dal territorio piemontese abbinati a vini, birre e distillati delle più importanti produzioni nazionali.
Una cornice di stand enogastronomici ha offerto ai visitatori la possibilità di ampliare le degustazioni con riferimento alle preparazioni di riso a cui concorreranno i prodotti direttamente forniti dagli stessi stand.
Per ogni risotto, o preparazione a base di riso, si è stata resa disponilbile la ricetta e l'elenco degli ingredienti con l'indicazione degli espositori/produttori che li hanno forniti e presso cui sarà possibile approvvigionarsi. Questa modalità di "filiera chiusa" rappresenta un'innovazione nelle manifestazioni enogastronomiche italiane.